Twitter o non Twitter?

Oscuri presagi circolano sul futuro di Twitter: si sentono strane voci sul social network più amato dai tecno snob, le più inquietanti parlano addirittura di bolla pronta ad esplodere. Un inizio sfolgorante aveva portato il social network a rivaleggiare con Facebook in popolarità: c'era perfino Barack Obama a fargli da testimonial involontario. Le premesse però si stanno rivelando più fragili del previsto.
Twitter è stato fin da subito il social network più amato dai VIP; giornalisti, presidenti, attori o sportivi che fossero. E ai rispettivi fan non pareva vero di approcciarsi ad una comunicazione così diretta con il mondo mainstream. Ma questo formidabile propulsore mediatico, ora rischia di distruggere la componente “social” di Twitter. La sua comunità infatti si è cristallizzata intorno a pochi opinion leader, Obama o kim kardashian che siano, che creano un tipo di comunicazione 1 a molti; ed è evidente che questo modello comunicativo sta agli antipodi di come dovrebbe strutturarsi un social network.
I dati dello studio “Who Says What to Whom on Twitter”, messo in piedi da Yahoo, sono addirittura allarmanti. Questi dimostrano che il 50% dei Tweet è caricato dall'1% degli utenti. Praticamente sono solo 22 mila utenti a creare la metà di tutti i messaggi scambiati sulla piattaforma: più o meno 140 milioni ogni 24 ore. Il flusso è tuttora enorme, ma diventa sempre più difficile trasformarlo in rendita economica, e questa è la grande sfida che attende Twitter. Il social network ha fatto da collante alle rivolte del Maghreb, ha fatto in modo che milioni di persone riuscissero ad organizzarsi in tempi rapidissimi; si è rivelato uno strumento umanitario indispensabile, ma ora deve dimostrare la sua forza all'interno del mercato dei media.






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