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HuffPost, ce devi de pagà!

HuffingtonPost è l'aggregatore di notizie più famoso del mondo: gran parte del suo successo lo deve ai contenuti creati da 6mila blogger che ci scrivono aggratis. Ora però questo piccolo esercito pretende di essere reso partecipe al successo economico che ha ottenuto il sito. La visibilità che è in grado di dare HuffPost ai propri contenuti è tale da attirare il lavoro volontario di tutti questi scrittori: ma ora il prestigio non basta più.

 

L'equazione ideata da Arianna Huffington sembrava perfetta. Il tempismo della giornalista, ex moglie di senatore, è stato davvero prodigioso. Dare una piattaforma ben visibile a tutti quegli anonimi giornalisti, opinionisti o scrittori che inondavano il web con i loro post in blog di provincia, aveva conquistato tutti: con un apprezzamento bipartisan che andava dai media mainstream agli opinionisti più corrosivi. Poi sono arrivate vagonate di soldi.

 

HuffPost è stato venduto dai suoi creatori ad AOL per 315 milioni di dollari,  qualche mese fa.  La direttrice editoriale è sempre Arianna Huffington e i blogger sono anche aumentati: il prestigio del sito è salito tanto quanto il potere della sua creatrice. Ma ora anche i blogger vogliono la loro parte.

 

I 6mila blogger hanno presentato una class action che chiede un risarcimento di 105 milioni di dollari, dato che il successo di Huffington Post è dovuto al loro lavoro gratuito. Gli scrittori sono capeggiati dal giornalista-sindacalista Jonathan Tasini: "Siamo stati trasformati negli schiavi moderni della piantagione di Arianna Huffington", questo è il suo pensiero.

 

Arianna però ha bellamente ignorato le loro istanze, dicendo che le accuse sono prive di fondamento e che la partecipazione su Huffington Post era così regolamentata fin dall'inizio. Della stessa opinione è anche AOL, co-imputato nella class action. Ai giudici l'ardua sentenza.

 

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