Report contro i social network?
La puntata di Report del 10/04/2011 intitolata "Il prodotto sei tu" ha scatenato un polverone su Facebook e Twitter, di una serie di utenti e porfessionisti del web 2.0 che ritengono che la trasmissione sia stata sensazionalistica, scorretta, incompleta e fuorviante sul rapporto opportunità/rischi che fornisce Internet.Sull'argomento segnaliamo due articoli che ci paiono completi di tutte le possibili critiche fatte al programma della Gabbanelli:
Ora, non sta certo a me il compito e l'onere di difendere Report (l'ha già fatto la Gabbanelli in un'intervista all'Unità che trovate qui ), mi pare di poter però di poter fare delle considerazioni su un fenomeno che desta interesse.
Innanzi tutto alla vista della trasmissione da persona che lavora col web non mi sono certo sentito offeso ne dagli argomenti, ne dai toni. Ovviamente una trasmissione d'inchiesta deve cercare e illustrare le criticità e possibilimente divulgare un argomento al più ampio pubblico possibile. Certo la puntata di Report può aver avuto il difetto di essere eccessivamente semplicistica, ma questo è il rischio in cui si incorre quando si vuol provare a dare uno sguardo d'insieme su un fenomeno. Stefania Rimini a mio parere ci è riuscita, ma forse io non mi aspettavo alcuna celebrazione di Internet dalla trasmissione. Capisco comunque chi voglia eccepire e correggere, anche se ritengo che non ce ne sia granchè bisogno, è comunque una delle trasmissioni tv più complete sull'argomento che abbia visto che è riuscita se non altro a rifuggire dai soliti stereotipi pirateria/ pornografia/ pedofilia di cui sono zeppi i telegiornali italiani e per cui raramente leggo indigniazione sui social network.
Il mio interesse è però stato catturato dalla reazione che è stata quantomai istantanea e virulenta. A mio parere evidenzia perlomeno tre fenomeni che devono interessare chi si occupa di nuovi media:
- l'esistenza di un webismo (sinora latente) anche in Italia. Con webismo mi riferisco a quegli intellettuali, professionisti e utenti che ritengono che il mezzo abbia in sè le caratteristiche che lo rendono buono e/o positivo, o comunque che queste caratteristiche siano più forti degli utilizzi negativi da parte degli utenti. Il web, come il mercato, potrebbe quindi autoregolamentarsi grazie ad una mano invisibile che questa volta sarebbero gli utenti stessi. Che anche in Italia questa cultura abbia lasciato dei sedimenti così reattivi è un fatto interessante e straordinario.
- il potere di brand fidelization che hanno Facebook e Google. Non credo che nessuna azienda al mondo disponga di un ufficio stampa così competente, accanito e veloce come gli utenti dei motori di ricerca e dei social network. Con questo non voglio dare un giudizio negativo su chi è fidelizzato, anzi, è normale e non c'è niente di male a difendere un prodotto/servizio che si ritiene efficace e di buon livello.
- La totale assenza di Media Education in Italia. Credo che da domenica si possa concordare tutti che è necessario uno sforzo comune da parte dei professionisti, degli intellettuali e degli utenti per contribuire a formare dei cittadini critici e consapevoli rispetto all'utilizzo dei nuovi media, affinchè si scongiuri quello che nel nostro paese è avvenuto con la televisione con un popolo che la televisione non sa guardarla. Il discorso che chi è punito lo è perchè colpevole di stupidità è un discorso pericoloso e discriminatorio soprattutto se applicato ai grandi numeri.






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