eG8: il lato oscuro della forza
Il G8 di Deauville doveva essere il primo summit a concentrarsi sulla Rete: e sfortunatamente è stato così. Il Forum eG8 di Parigi, che ha preceduto l'incontro ufficiale dei grandi della terra, e che doveva riflettere e far riflettere su opportunità e problematiche del Web, lascia molti dubbi e anche qualche preoccupazione all'utenza.
I dubbi riguardano sopratutto l'odore di occasione sprecata che emana l'operazione voluta dal Presidente Sarkozy. I soliti proclami avevano destato molte aspettative intorno al eG8 Forum: sia mai che i grandi capi siano stati folgorati dalle potenzialità democratiche del mezzo? vuoi vedere che si metteranno a tutelare libertà di espressione e diritto di privacy? forse che verrà spesa qualche parola per difendere i blogger incarcerati dai regimi? e Assange? e il Maghreb?
Niente, si è parlato solo di affari. Basta dare un'occhiata alla lista degli invitati, che oltre ai politici, comprendeva unicamente gli esponenti delle grandi Internet Company, delle grandi compagnie telefoniche e delle multinazionali che detengono i diritti sui contenuti (industria musicale in primis). L'assenza del "popolo" di Internet è stata molto pesante, tutti infatti hanno parlato solo di come tutelare i propri interessi e rivendicato la propria fetta di potere. Quanto la Rete crea di buono, nuovo e dianmico è stato competamente ignorato.
E proprio da qui sorgono le preoccupazioni. Una frase su tutte: per Sarkozy la Rete è un continente da "civilizzare". Quindi uno spazio selvaggio in cui è necessario portare regole e leggi, magari imporle. E l'unica libertà di cui vale la pena parlare, al di la di quanto dicono gli inutili comunicati ufficiali del dopo G8, è quella d'impresa. Sintetizza così Stefano Rodotà di Repubblica:
Siamo tornati alla contrapposizione frontale tra regolatori, identificati con chi vuole imporre alla rete controlli autoritari, e difensori di una libertà in rete identificata con la libertà d'impresa. è stata ignorata la dimensione "costituzionale", quella che mette al primo posto una serie di principi fondamentali che tutti, legislatori e imprese, devono rispettare. Così stando le cose, sono ben fondate le critiche di chi ha parlato di un "takeover" dei governi su Internet, di una dichiarata volontà politica di mettere le mani sulla rete.






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